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Vigna di Leonardo

La Vigna di Leonardo

Dalla Firenze di Lorenzo il Magnifico, Leonardo da Vinci arriva a Milano, alla corte di Ludovico Maria Sforza detto il Moro, nel 1482. All'epoca, lui e Ludovico hanno entrambi 30 anni.

Nel 1495 Ludovico gli assegna l’incarico di dipingere un’Ultima Cena nel refettorio di Santa Maria delle Grazie, la chiesa che medita di trasformare nel mausoleo del proprio casato, gli Sforza. Nel 1498, tracciata nei giardini alle spalle del Borgo delle Grazie, Ludovico concede a Leonardo la proprietà di una vigna di circa 16 pertiche: s’intende una vigna di forma grosso modo rettangolare, larga 60 metri e profonda 175 metri, estesa quindi per poco più di un ettaro.

È lecito immaginare Leonardo, al tramonto di una giornata di lavoro, mentre lascia il cantiere del Cenacolo, attraversa il Borgo delle Grazie e, transitando per la casa degli Atellani, va a controllare lo stato della sua vigna. Per poco però: nell’aprile del 1500 le truppe del re di Francia sconfiggono e imprigionano il Moro e anche Leonardo lascia Milano, non senza aver prima affittato la vigna al padre del suo allievo prediletto Gian Giacomo Caprotti, detto il Salaì.

Leonardo non smetterà mai di occuparsi della sua vigna: la riconquisterà quando i Francesi gliela confischeranno e in punto di morte, nel 1519, la citerà nel testamento, lasciandone una parte a un servitore e un’altra parte proprio al Salaì, che abitava in una casupola nei pressi e che qui verrà ucciso, cinque anni dopo, in circostanze mai troppo chiarite, lasciando dietro di sé una catasta di quadri leggendari.

Sulla vigna cade l’oblio fino al 1919, ossia fino ai giorni in cui l’architetto Piero Portaluppi avvia il cantiere della trasformazione di Casa degli Atellani. È in questo periodo che l’architetto Luca Beltrami, grande storico di Leonardo, studia sui documenti d’epoca le precise dimensioni e la possibile posizione della vigna. Ed è in questo periodo che Beltrami si spinge in area per verificare le proprie ricerche e per fotografarla, miracolosamente ancora intatta, in fondo al giardino di Casa degli Atellani. Prima che venga distrutta da un incendio e dai disastri dell’urbanistica. Prima che Expo 2015 la veda rinascere.

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